Logo Museo Civico di Storia Naturale di Verona
La Città di Verona ha una storia particolare nel campo del naturalismo e della museologia naturalistica europea. È, infatti, l'unica città del Continente in cui dalla seconda metà del Cinquecento ad oggi vi sia stata una continuità di raccolte naturalistiche esposte al pubblico. Parallelamente a questa attività museologica si è sviluppata una tradizione di studi naturalistici che vide operare nel territorio veronese personalità scientifiche di elevato livello. Il Museo Civico di Storia Naturale, in cui confluirono le antiche collezioni naturalistiche veronesi ed il cui primo nucleo risale al 1853, è l'erede di questa lunga tradizione.

 Museo Calzolari

Alla metà del '500 Francesco Calzolari (1521-1600) allestisce un museo, ritenuto il primo museo naturalistico conosciuto, per esporre la sua ricca collezione costituita da piante, animali, fossili e campioni geologici provenienti dal Monte Baldo, dove si recò nel 1554. Pubblica un diario di viaggio in cui descrive accuratamente il Monte Baldo, già allora ben noto ai botanici per la sua ricca flora, ed elenca ben oltre 350 piante rinvenute in quei luoghi.
Alla fine del '600 le collezioni di Calzolari confluiscono nel museo del conte Lodovico Moscardo (1611-1681); esso comprende più di trecento fra dipinti e incisioni, centinaia di sculture, bronzi e oggetti provenienti da scavi, cinquemila tra monete e medaglie.
In piena età linneana e illuministica a Verona il gruppo dei Naturalisti Veronesi si dedica allo studio sistematico dei pesci di Bolca, conservati in varie collezioni private. Lo studio viene affidato a Serafino Volta che nel 1789 inizia ad illustrare in un libro tutti gli ittioliti di Bolca conservati nelle varie collezioni private, sorte a Verona nel '700. Fra le collezioni veronesi quella del conte Giovanni Battista Gazzola (1757-1834), grazie anche all'acquisizione di raccolte private, arriva a contenere 1200 esemplari. Nel suo palazzo oggetti diversi, pezzi di antiquariato, materiali archeologici e reperti naturali, sono disposti in cinque stanze, completate da una biblioteca e da un gabinetto di macchine.
Nell’ottocento nascono le società naturalistiche nazionali e si sviluppano i grandi Musei statali (Inghilterra, Stati Uniti, Francia). A Verona, alle discipline naturalistiche classiche quali la botanica, la geologia e la paleontologia, si affiancano la zoologia e la paletnologia. Quest'ultima sorge e si sviluppa sulla scia dell'entusiasmo suscitato dai primi ritrovamenti di villaggi palafitticoli sul Lago di Garda. Edoardo De Betta (1822-1896) in anni di ricerche raduna una splendida biblioteca naturalistica ed un personale Museo ricco di pesci, anfibi e rettili, oggi facente parte delle collezioni del Museo di Verona.
Nel XX secolo si assiste allo sviluppo dell'embriologia e della genetica, mentre le ricerche di tipo morfologico e sistematico che hanno caratterizzato tutto l'Ottocento subiscono un brusco rallentamento. Anche i Musei di Storia Naturale devono ridurre i loro progetti di viaggi di studio e raccolte, mentre si fanno sempre più evidenti i problemi di conservazione e catalogazione delle enormi collezioni che si sono andate formando nei Musei di tutta Europa. A Vittorio Dal Nero (1862-1948) spetta il merito di aver ripreso in mano le diverse collezioni del Museo e di averne iniziata la sistemazione. Rimane poi al Museo come assistente-preparatore, divenendone alla fine il primo direttore, dopo che la sezione naturalistica del Museo fu resa autonoma.
La ricostruzione del Museo di Storia Naturale nel dopoguerra, sulla base di nuovi e più moderni intendimenti, permette di intraprendere nuovi importanti passi: viene costituita la Società Naturalisti Veronesi, viene fondata la rivista del Museo, si compiono ricerche anche al di fuori della regione Veronese e d'Italia. Frutto di questa attività è la rinascita della ricerca naturalistica nel Museo e nel Veronese ed il passaggio da un Museo di interesse provinciale ad istituzione di rinomanza nazionale ed internazionale.


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